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Emanuele Arciuli

John Cage sistemava viti, bulloni e oggetti tra le corde, trasformando il pianoforte in un campo d’azione teatrale. Ma la tecnologia avanza e oggi la preparazione prescinde dal dato fisico, come dimostra Emanuele Arciuli, il più profondo conoscitore di musica statunitense. Sfruttando il digitale, l’idea del pianista è che il martello colpisca i sensori campionati sul suono preparato. Sperimentazioni timbrico-tecnologiche di un programma che s’incunea in un affascinante percorso nel mondo delle Variazioni: classiche, dice Haydn, jazzistiche risponde Thelonious Monk. A riprova di come l’antica tecnica della variazione continui a essere terreno fertile di incontro, reinvenzione e memoria musicale.

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